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martedì 4 giugno 2013

Black Hole Sun


Black Hole Sun
Angelo Crazyone - Simone Fazio
Francesca Galliani - Leonardo Massi

Era il 1994 ed usciva Black Hole Sun, chi allora aveva un'età compresa tra i 13 ed i 20 anni, impazziva per questa canzone. Erano gli  anni Novanta e  gli adolescenti  di allora si lasciavano cullare dalle note distorte della musica grunge. Black hole sun  - Won't you come - And wash away the rain, Sole buco nero, vuoi venire a lavare via questa pioggia?. Questo cantavano i Soundgarden, gruppo di Seattle, dalle sonorità forti e dai testi abbastanza arrabbiati. La prima metà degli anni Novanta sono passati alla storia come gli anni del Grunge, (sgangherato), sono gli anni dei Nirvana, dei Pearl Jam, degli Smashing Pumpkins. Il successo breve ma fulminante di questo genere musicale e dei suoi gruppi, crea nel giro di pochi anni, un vero e proprio modo di essere: capelli lunghi, camice di flanella a quadrettoni, scarponi malmessi, una rabbia latente e costante, un disagio diffuso per tutto ciò che era definito pop.
Ma la mostra Black Hole Sun, non vuole celebrare il Grunge e nemmeno ricordarlo: ad accomunare gli artisti: Leonardo Massi, Simone Fazio, Angelo Crazyone, e Francesca Galliani, è l' aver vissuto ed attraversato i loro anni adolescenziali nella cultura Grunge.
In quelle sonorità ed  in quel clima  sono cresciuti ed hanno mosso i loro primi passi nel mondo dell’arte. Le loro opere evocano quelle rabbie, quelle riflessioni quelle atmosfere.
Sono passati quasi vent’anni e spesso è proprio il tempo a dare un senso ai fenomeni, ai fatti, alle epoche. E’ il tempo a stabilire valori, a farci dimenticare le cose superficiali o creare idoli, a mettere sotto una luce diversa ciò che prima sembrava altro. In realtà il Grunge è un fenomeno musicale che non è mai esistito, nacque dalla necessità di quella generazione di definire un' epoca attraverso i suoi nuovi eroi, perché quella generazione ancora aveva bisogno di icone, di punti di riferimento.
La generazione Grunge, era tutto ed il contrario di tutto, profondamente americana eppure ne contestava tenacemente le dinamiche, rivoluzionaria seppur nichilista, arrabbiata e depressa allo stesso tempo.
Era la generazione orfana dei glitterati anni Ottanta, la prima che viveva il crollo economico, una generazione abbandonata a se stessa, eppure con una forza per ricostruirsi ed inventarsi, anzi cosciente che avrebbe dovuto impegnarsi per rinascere dalle sue stesse ceneri.
Il Grunge fu un modo di essere, più che un genere musicale o un movimento, fu la testimonianza di una generazione che stava cambiando, che voleva cambiare.
La mostra Black Hole Sun, racconta quelle atmosfere, attraverso i personali linguaggi degli artisti, che provengono da diverse regioni italiani, ognuno con il suo passato, la sua storia, la sua poetica, eppure tutti accomunati da un passato denso di cultura Grunge.
L’impegno politico, la sua rabbia e le sue contraddizioni rivivono nelle opere di Leonardo Massi; i colori e le distorsioni delle chitarre, riverberano nelle tele di Simone Fazio, mentre le note più graffianti nelle fotografie di Francesca Galliani;  il bisogno ribelle e spesso intransigente, tipici di quegli anni e l'impulsività nella necessità di dialogo col mondo sono le caratteristiche delle opere di Crazyone.
Le opere in un preciso percorso espositivo, ci ricordano quel latente pessimismo e quella carica di rabbia, che ha caratterizzato gli adolescenti degli anni Novanta.

Valeria Pardini

sabato 12 gennaio 2013

The Monsters, su Juliet.



JULIET N. 160 Pubblicità in seconda copertina + recensione in rubrica spray. Superstars: “The Monsters”


THE MONSTERS si è tenuta a Torino 8-24 novembre 2012.
Artisti: Marcello Buffa, Angelo Crazyone, Stefano Cumia, Martina di Trapani, William Marc Zanghi. A cura di: Valeria Pardini

La madre guarda la TV ed urla:"È Monsters, il nostro show preferito!"alla cui osservazione ribatte la figlia: "Shh, sta cominciando....".
Improvvisamente la telecamera cambia inquadratura e si concentra sul volto del padre, che con un maligno e sinistro sorriso chiude il filmato.
Così iniziava ciascun episodio della serie TV Monsters,
andata in onda in Italia dal 1988 al 1990. Una veduta aerea di unanonimo agglomerato urbano poi un rapido zoom verso una casa. Latelecamera entra in una sala, dove si trova una famiglia davanti al televisore, che invece si rivelano esseri raccapriccianti che mangiano insetti ma vestiti in abiti quotidiani e con atteggiamenti tipici
della middle class statunitense.
Da sempre il mostro vive nei pensieri più remoti dell’immaginario collettivo, affolla le fantasie di ognuno e incarna la paura di ciò che è diverso e sconosciuto, tuttavia ha anche una funzione esorcizzante poiché "dare vita ad un mostro" è un atto espressivo che
permette di superare paure e timidezza, valorizzare se stessi,lasciando fluire il proprio io, anche quello più terribile. La collettiva The Monster, attraverso il personale linguaggio artistico di ognuno degli artisti gioca con il doppio senso tra lo stupore prodigioso di qualcosa che si mostra all’improvviso e l’informe, il
gigantesco, lo strano. Il termine, "mostro" vuol dire "prodigio" e indica il manifestarsi improvviso di un qualcosa di straordinario.
L'arte, infatti, è un mezzo sorprendente con un valore altissimo, perché universale, e permette, attraverso l’integrazione dei diversi linguaggi artistici, di compiere un’esperienza cognitiva ai fini
dell'integrazione sociale. Così l’escluso, la creatura mostruosa, entra in contatto con il mondo, prende vita, dialoga e si confronta fino a confondersi in mezzo a noi. In questa collettiva l’integrazione è metaforicamente rappresentata dalla pittura, formata da infinite
pennellate, sempre diversa una dall’altra, ma nelle quali differenze di ognuno si fondono nell’unicità, dando vita all’opera pittorica, così Marcello Buffa, Angelo Crazyone, Stefano Cumia, Martina Di Trapani, William Marc Zanghi creano, nella diversità dei propri linguaggi, un gruppo e popolano le loro tele di figure. Perché i mostri al di fuori della letteratura di genere e del cinema, circolano liberi e indisturbati fra la gente, si trascinano per città deserte o si mescolano noncuranti tra la folla. I mostri sono in mezzo a noi, ma ormai non ci facciamo più caso.
Negli spazi di Magnifica Preda, prenderanno vita gli inquietanti volti di Marcello Buffa, che sembrano interrogarci con i loro sguardi profondi, mentre l’inganno visivo e l’illusione ottica sono gli stratagemmi artistici di Angelo Crazyone. Le allucinazioni di una visionaria ed utopica generazione rinascono nelle opere di Stefano Cumia; Martina Di Trapani, popola le sue tele, caratterizzate da colori forti e sicuri, di personaggi che provengono dal mondo delle fiabe e dalla cultura pop, mentre in un caleidoscopio di colori sono immerse le bizzarre figure di William Marc Zanghi.