Visualizzazione post con etichetta Valeria Pardini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Valeria Pardini. Mostra tutti i post

martedì 4 giugno 2013

Black Hole Sun


Black Hole Sun
Angelo Crazyone - Simone Fazio
Francesca Galliani - Leonardo Massi

Era il 1994 ed usciva Black Hole Sun, chi allora aveva un'età compresa tra i 13 ed i 20 anni, impazziva per questa canzone. Erano gli  anni Novanta e  gli adolescenti  di allora si lasciavano cullare dalle note distorte della musica grunge. Black hole sun  - Won't you come - And wash away the rain, Sole buco nero, vuoi venire a lavare via questa pioggia?. Questo cantavano i Soundgarden, gruppo di Seattle, dalle sonorità forti e dai testi abbastanza arrabbiati. La prima metà degli anni Novanta sono passati alla storia come gli anni del Grunge, (sgangherato), sono gli anni dei Nirvana, dei Pearl Jam, degli Smashing Pumpkins. Il successo breve ma fulminante di questo genere musicale e dei suoi gruppi, crea nel giro di pochi anni, un vero e proprio modo di essere: capelli lunghi, camice di flanella a quadrettoni, scarponi malmessi, una rabbia latente e costante, un disagio diffuso per tutto ciò che era definito pop.
Ma la mostra Black Hole Sun, non vuole celebrare il Grunge e nemmeno ricordarlo: ad accomunare gli artisti: Leonardo Massi, Simone Fazio, Angelo Crazyone, e Francesca Galliani, è l' aver vissuto ed attraversato i loro anni adolescenziali nella cultura Grunge.
In quelle sonorità ed  in quel clima  sono cresciuti ed hanno mosso i loro primi passi nel mondo dell’arte. Le loro opere evocano quelle rabbie, quelle riflessioni quelle atmosfere.
Sono passati quasi vent’anni e spesso è proprio il tempo a dare un senso ai fenomeni, ai fatti, alle epoche. E’ il tempo a stabilire valori, a farci dimenticare le cose superficiali o creare idoli, a mettere sotto una luce diversa ciò che prima sembrava altro. In realtà il Grunge è un fenomeno musicale che non è mai esistito, nacque dalla necessità di quella generazione di definire un' epoca attraverso i suoi nuovi eroi, perché quella generazione ancora aveva bisogno di icone, di punti di riferimento.
La generazione Grunge, era tutto ed il contrario di tutto, profondamente americana eppure ne contestava tenacemente le dinamiche, rivoluzionaria seppur nichilista, arrabbiata e depressa allo stesso tempo.
Era la generazione orfana dei glitterati anni Ottanta, la prima che viveva il crollo economico, una generazione abbandonata a se stessa, eppure con una forza per ricostruirsi ed inventarsi, anzi cosciente che avrebbe dovuto impegnarsi per rinascere dalle sue stesse ceneri.
Il Grunge fu un modo di essere, più che un genere musicale o un movimento, fu la testimonianza di una generazione che stava cambiando, che voleva cambiare.
La mostra Black Hole Sun, racconta quelle atmosfere, attraverso i personali linguaggi degli artisti, che provengono da diverse regioni italiani, ognuno con il suo passato, la sua storia, la sua poetica, eppure tutti accomunati da un passato denso di cultura Grunge.
L’impegno politico, la sua rabbia e le sue contraddizioni rivivono nelle opere di Leonardo Massi; i colori e le distorsioni delle chitarre, riverberano nelle tele di Simone Fazio, mentre le note più graffianti nelle fotografie di Francesca Galliani;  il bisogno ribelle e spesso intransigente, tipici di quegli anni e l'impulsività nella necessità di dialogo col mondo sono le caratteristiche delle opere di Crazyone.
Le opere in un preciso percorso espositivo, ci ricordano quel latente pessimismo e quella carica di rabbia, che ha caratterizzato gli adolescenti degli anni Novanta.

Valeria Pardini

mercoledì 30 gennaio 2013

Giuseppe Veneziano.

Conosco Giuseppe Veneziano da qualche anno, esattamente dalla sua personale Zeitgeist che si è tenuta a Pietrasanta nell'estate 2010. La mostra della famigerata Madonna con Hitler che sollevò un polverone mediatico. Da allora, sono capitate diverse cose e  Giuseppe:  ha avviato una carriera importante, ha ottenuto numerosi riconoscimenti, mostre e molti altri successi. Ma una cosa è rimasta uguale da quell'estate, una grande amicizia. Parecchie discussioni  sull'arte, sugli artisti ed alcune divertenti avventure: spersi ad Arezzo, alla ricerca del luogo dove si teneva una sua mostra, o a Bologna durante la fiera bloccati da una tempesta di neve, ma sempre molte le risate. Perché una cosa va detta, anche se Giuseppe è un artista affermato e noto, rimane un ragazzo, alla mano, simpaticissimo e disponibile a collaborare, un ragazzo affettuoso e solare che sa ridere di sé per ridere meglio con gli altri.
Questo articolo e intervista risale a qualche tempo fa, ma mi piaceva cobdividerlo ancora.

L’opera d’arte se non riflette il proprio tempo ha un valore ridotto. L’artista ha dunque un ruolo sociale privilegiato e grazie alla sua sensibilità e alle sue intuizioni è capace di mostrare ciò che per molti è solo confuso e approssimativo. Giuseppe Veneziano, artista di origini siciliane ma da tempo stabilitosi a Milano, ha appreso profondamente questa lezione, assumendosi interamente la responsabilità di operare in questa direzione, fino ad autodefinirsi “cronista dell’arte”.
Dittatori, super eroi, icone religiose, top model, artisti, personaggi della Disney, sono i protagonisti delle sue opere; dalla politica si passa alla religione, dalla storia dell’arte ai mass media, tutto si sviluppa sulla superficie delle sue tele.
Il suo stile pittorico è immediato e frontale. La sua pittura caratterizzata dalle larghe campiture piatte di colore, richiama la tradizione artistica dei grandi maestri del Cinquecento, ma il dialogo con il passato è stravolto dall’uso del colore: tinte forti e accese ricordano immediatamente la pop art, così le sue Re-interpretazioni delle madonne rinascimentali sembrano uscite direttamente da un fumetto della Marvel.
Veneziano ha tratto dall’insegnamento del fumetto anche l’importanza dell’ironia come elemento salvifico, acquisendo così la profonda consapevolezza che si possano dire cose intelligenti senza per forza essere noiosi o ancor peggio dottrinali.
L’opera Novecento è la summa di tutta la sua arte. Un’orgia colorata dove i maggiori politici del secolo scorso sono circondati da belle ragazze svestite, il sesso diviene così il collante che unisce personaggi ed epoche lontane fra loro
Politica, sesso e religione sono i tre temi che, come lui stesso ha dichiarato, lo aiutano “a valutare il clima culturale di ogni epoca”. Sono anche temi delicati che possono infastidire la sensibilità del pubblico. Veneziano è uno dei pochi giovani artisti che riesce sempre a far parlare di sé, accendendo vivaci dibattiti sia della stampa specializzata che del pubblico meno esperto, infatti:  da Occidente Occidente, dove mostrava Oriana Fallaci, decapitata; ai ritratti di Bin Laden e Maurizio Cattelan impiccato; fino alla recente Madonna del Terzo Reich, una madonna dai dolci tratti rinascimentali che tiene in braccio un piccolo Hitler, è riuscito a suscitare vibranti polemiche che lo hanno portato alla ribalta non solo della stampa nazionale ma anche di quella internazionale.
Provocare per scuotere le coscienze, scandalizzare per palesare i nostri tempi, oscenità per smascherare l’ipocrisia.
L’arte di Giuseppe Veneziano caratterizzata dalla riscoperta della pittura per rapportarsi con la storia e con la politica è lontana dagli sperimentalismi più estremi dell’arte contemporanea ma è doverosamente destinata a diventare protagonista della scena artistica italiana.


Valeria: Fin dai tuoi esordi, le tue opere hanno diviso pubblico e critica, come quando uscì  la contestatissima copertina di Flash Art con i tuoi ritratti di Bin Laden e Maurizio Cattelan impiccato. Spesso davanti alle tue opere si grida allo scandalo e vieni accusato di essere volgare, in altre occasioni sei perfino arrivato a subire atti di censura. Non deve essere facile per un artista convivere con queste critiche. Non ti sei mai sentito ostacolato nella tua libertà di espressione artistica?
Giuseppe: L’arte, da sempre, ha dovuto fare i conti con un sistema sociale che tenta di imporre le proprie regole. Ma tutti sappiamo che non esiste arte se non c’è piena libertà di espressione da parte dell’artista. Difatti, molti personaggi della storia dell'arte o della letteratura hanno dovuto subire polemiche, incomprensioni e spesso anche censure e processi, per essere poi riabilitati solo dopo la loro morte. Questo ci deve far riflettere sul fatto che ogni espressione artistica, e in particolar modo le più audaci, tendono sempre a forzare certi canoni, estetici o morali, imposti dalla società, e per la loro forza comunicativa possono toccare alcune corde particolarmente sensibili all'interno della comunità in cui vivono.
V: Non sei nuovo alla polemiche, Occidente Occidente, dove mostri Oriana Fallaci decollata suscitò molte polemiche e lo stesso dicasi per la recente Madonna del Terzo Reich, una madonna rinascimentale che tiene in braccio un piccolo Hitler, che ha aperto una grossa querelle durante l’edizione 2009 di Art Verona e in quel caso intervenne in tua difesa perfino lo scrittore Aldo Busi. Come mai le tue opere suscitano tanto scalpore?
G: Ho riflettuto a lungo sul perché alcune mie opere scandalizzino e siano oggetto di polemiche. Anche in questo caso la questione è complessa. Ogni società civile è retta da diverse istituzioni. L’istituzione è regolata dalla moralità dei comportamenti umani. Tuttavia, la categoria della morale non ha niente a che fare con l’arte: assolutamente niente. Ecco perché l’istituzione e l’arte sono sempre inconciliabili, tranne quando l’artista si attiene alle direttive che vengono impartite dal sistema istituzionale. Il quel caso, però, parliamo di arte di stato.

V: Soffermiamoci un attimo sulla Madonna del Terzo Reich, che ha recentemente sollevato un polverone a Pietrasanta durante la tua mostra personale Zeitgeist tanto da arrivare a smuovere alti capi religiosi e l’ira di politici e a farti salire alla ribalta dei maggior quotidiani internazionali, soprattutto sudamericani. In questa maternità dove associ, in versione pop, religione e nazismo cosa volevi comunicare?
G: Quel quadro ha un elemento fortemente antinomico. Per quanto Hitler sia la rappresentazione più eclatante del Male, è pur sempre una creatura di Dio. C’è chi ha visto in quel quadro addirittura un messaggio di speranza. Può darsi che sia vero, come può darsi esattamente il contrario. Del resto, come ho dichiarato più volte, attraverso il mio linguaggio pittorico, io frappongo una sorta di distanza tra le mie convinzioni, la mia storia personale e individuale, e il soggetto dell’opera che dipingo. Infatti mi interessa più il tema da trattare, piuttosto che prendere posizione per l’una o per l’altra parte in causa.

V: Le tue opere vengono spesso accusate di correre sulla sottile linea dell’ambiguità, infatti, la tua ultima mostra che si è svolta a Salemi, a cura di Vittorio Sgarbi, aveva, appunto, il titolo: Equivoci. Pensi che l’arte contemporanea oggi, per poter esprimere al meglio i suoi messaggi debba ricorrere a questo stratagemma?
G: Il titolo Equivoci è stata una scelta di Vittorio Sgarbi che è stato un grande sostenitore del mio lavoro, sfidando anche molti attacchi della chiesa, rispondendo punto per punto. Ecco, io credo che l’arte contemporanea si muova sempre sul filo dell’ambiguità. E più un’immagine è ambigua, più riuscirà a suscitare interpretazioni diverse in chi la guarda. Nell’era in cui viviamo non possiamo più aggrapparci ad interpretazioni univoche.
 
V: Nelle tue reinterpretazioni in versione pop di opere classiche e soprattutto nei volti delle tue madonne si nota un forte legame con la grande tradizione artistica italiana. Tu che sei stato anche un insegnante di storia dell’arte, puoi affermare di ispirarti ai grandi maestri del passato?
G: Nella mie ultime opere c’è un rapporto costante con l’arte del passato, e in particolar modo con il Rinascimento e il Barocco. Due momenti storici dell’arte italiana che ritengo fondamentali per la formazione di un artista e che hanno influenzato la storia dell'arte e della cultura mondiale. Quello che cerco di fare è recuperare l’interesse per la pittura del passato per vedere quali relazioni possono intercorrere con la realtà di oggi.

V: Pensi che oggi l’arte contemporanea, con le sue sperimentazioni più estreme e con  i suoi concettualismi abbia ancora necessità di confrontarsi con la tradizione artistica passata?
G: La crisi globale (religiosa, politica, economica, sociale) che sta caratterizzando il nostro tempo ha fatto crollare qualsiasi modello, creando in tutti noi una grande sfiducia verso il futuro. E anche nell’arte si è persa da tempo una certa fiducia nei valori che sono sempre stati la sua base fondante, come la scoperta, la sperimentazione, l’innovazione. Per questo motivo io ritengo, in questo preciso momento storico, che sia più interessante una ricerca che riscopra e rilegga, in chiave contemporanea, certi valori linguistici e formali del passato, piuttosto che un lavoro che ripercorra all'infinito le mille strade degli sperimentalismi linguistici.
V: Tra i molti personaggi della cronaca, della politica e della religione che hai riportato nelle tue tele ce ne uno, o meglio, un’ opera in particolare che ritieni fondamentale per aver dato vita al tuo meccanismo espressivo di critica sociale?

G: L’opera alla quale sono più legato è il ritratto di Bin Laden. E’ quella che è riuscita a dare un’identità e una direzione precisa al mio lavoro. Quando la realizzai mi accorsi che conteneva tutto quello che stavo cercando: la storia, la politica, la cronaca, la satira, la realtà, la finzione, il fumetto, l’ironia, il dolore, la morte etc. Senza di essa non sarei mai riuscito a concepire opere come “Maurizio Cattelan impiccato” o “Oriana Fallaci decapitata”.

V: La tua arte attinge da molti campi differenti e sfida tematiche sociali di forte impatto con un linguaggio espressivo del tutto personale ma nonostante ciò tutti abbiamo avuto dei maestri, i tuoi quali sono stati?

G: Dovrei fare un elenco lunghissimo. Tra i tanti citerei Jeff Koons, Damien Hirst e Maurizio Cattelan, anche se devo ammettere che Andrea Pazienza ha avuto un’influenza maggiore. Un artista, quest’ultimo, che da tempo ho preso come riferimento, nonostante sia stato principalmente un fumettista.



V: Dopo la tua ultima mostra  a Salemi quali sono i tuoi prossimi progetti?
G: Ho in preparazione una mostra personale presso la Galleria Contini di Venezia a Giugno del 2011. Per la prossima esposizione ho pensato di realizzare diverse novità, oltre a molte opere pittoriche, tutte inedite, anche alcune installazioni e sculture tra cui una in particolare che sarà di grandi dimensioni e in bronzo policromo, alla quale sto lavorando fin d’adesso.

Estate 2012. Forte dei Marmi. Mostra "Cattive Compagnie"

La biografia di Giuseppe è talmente lunga, che non ho la pazienza di inserirla, le sue opere sono stata esposte in moltissime fiere nazionali ed internazionali. I suoi successi, le sue opere "scandalose" sono stati riportati da molti giornali, ha tenuto personali e collettive praticamente ovunque. Vi basterà cliccare il suo nome su google e potrete avere qualsiasi informazione e vedere le sue opere. Io invece voglio ringraziare Giuseppe, per l'amicizia e per le risate, oltre per la pastiglia per la tosse, che mi ha fatto tornare la voce domenica scorsa. Grazie Supergiù.


Giuseppe è nato a Mazzarino ( CL)
Vive e lavora a Milano.



martedì 29 gennaio 2013

Qui Roma. Scatti di Ivan Bianco


La rubrica "Qui Roma. Scatti di Ivan Bianco", continua con questo bellissimo reportage che pubblicherò in due parti distinte. Ivan è un fotografo, attento ai particolari, delicato, mai indiscreto. Grande viaggiatore, ci siamo conosciuti all' Havana nel 2003 e da allora non ho mai smesso di scoprire nuove storie con le sue foto.
Potrebbe raccontare molte città e persone provenienti da diverse latitudini. Per adesso ho chiesto a lui di svelarci solo Roma, la sua città, e vi assicuro che ne rimarrete incantati.

Ecco il suo nuovo lavoro.

Ciao Valeria,

Area Ostiense

In quello che era uno dei quartieri industriali di Roma, 
qualunque sia la prospettiva, emerge con i suoi quasi 90 metri di altezza il Gazometro,soprannominato il Colosseo Industriale. Realizzato fra 1934 e il 1936, il Gazometro è alto 89,10 metri, ha un diametro di 63 ed è composto di 1551 pali infissi. 
Con la diffusione del gas metano, l’utilizzo del “gas di città” è via via scomparso e così anche il gaZometro ha perso il suo ruolo. Venne dismesso nel 1965.
Lo spazio attorno viene dominato dallo scheletro di ferro che compone lo skyline del quartiere caratterizzandolo.
Il tempo come i suoi spettatori rimangono sospesi.
Ivan.
















venerdì 21 dicembre 2012

Sofia Rondelli

Ieri ho avuto il piacere di conoscere questa giovanissima artista dagli occhi grandi e vivacissimi. In attesa di una sua intervista in cui mi farà entrare nel suo fantastico mondo popolato da figure misteriose e fiabesche, pubblico qualche cenno e qualche immagine di suoi lavori. 

Amore e Solitudine

Una giovanissima artista che ha già maturato un sofisticato e personale linguaggio pittorico.
Leggerezza, materie sottili e delicate, un supporto ricercato sono le caratteristiche del suo lavoro.
Le forme e le figure che popolano le sue tele si vestono di colori ovattati e soffici che ci trasportano in mondi lontani, quasi fiabeschi. Il supporto pittorico su cui nascono ed agiscono i personaggi di Sofia, nasce da una lunga ed elaborata opera di ricerca e meditazione.
Fogli antichi, pagine di quaderni o libri del passato, vecchi quotidiani, la superficie pittorica su cui l'artista agisce ha già in se una storia, una propria autonomia, un passato lontano a noi che ancora non ci appartiene; dietro un macchia di caffè, una piccola muffa causata dal tempo od un'impercettibile sbavatura d'inchiostro si celano racconti
infiniti. Sofia interviene sfruttando tutte le caratteristiche della tecnica dell'acquerello e ci restituisce un'opera attuale, donando nuova vita a storie passate.
Sofia vive e lavora a Massa.



Ho visto uno zingaro pregare
Idiota



lunedì 17 dicembre 2012

Leonardo Massi. Senza filosofia si vive solo nel passato.


Ho visto le opere di Leonardo in mostra per la prima volta quest'estate, mi hanno colpito subito e sono andata prima a curiosare su internet, fino a quando non ci siamo incontrati un giorno per conoscerci e scambiarci opinioni ed idee. Spero di riuscire a combinare qualcosa molto presto con questo talentuoso e coraggioso artista.  Fra le molte cose di cui abbiamo parlato è nata questa piccola intervista:

Leonardo al lavoro notturno



Valeria: Ciao Leonardo, mi racconti brevemente il tuo percorso?
Leonardo: Non esiste un percorso specifico per descrivere ciò che sono, ciò che sono oggi è la conseguenza diretta di quello che sono stato ieri, e ieri non sono stato esclusivamente un artista (o presunto tale).

V.: L'arte è?
L.: Arte è il bagliore che nel buio guida il filosofo alla ricerca dell’assioma;
Arte fa il matematico quando, nella ricerca del vero, dimostra per assurdo;
Arte è il momento in cui il primate vede nel bastone uno strumento;
Bastone sarebbe il bastone per il primate se non ci fosse l’Arte.
V.: Le tue opere hanno una forte base filosofica, che importanza ha per te la filosofia?
L.: Senza filosofia si finisce per vivere esclusivamente nel passato.
V.: Piccole provocazioni... secondo te oggi la bravura degli artisti si misura in base alle quotazioni oggi?
L.: La bravura dell'artista si misura nell'emozione che provoca nell'osservatore, se lo fa piangere - per gioia o dolore che sia - siamo davanti ad un grande artista.
V.: Adesso si dice che Artisti si diventa, secondo te si può imparare ad essere artisti?
L.: Si può diventare bravissimi artigiani, per essere Artisti bisogna imparare ad essere grandi artigiani e poi dimenticarsi di esserlo.
V.: Chi è il critico d'arte?
L.: Non so chi è, ma so cosa dovrebbe essere, ovvero una persona che padroneggia la filosofia.
V.: Dove sta andando la cultura artistica nel nostro paese?
L.: La cultura nel nostro paese è ferma alla frontiera che cerca di espatriare.
Ma avrei anche potuto rispondere "a puttane".
V.: Adesso un po' di leggerezza, giochiamo un po'. Quale opera del passato avresti voluto fosse una tua creazione?
L.: Guernica di Picasso.
V.: Alcuni artisti che ami?
L.: Amo particolarmente le avanguardie artistiche del novecento.
V.: La mostra impossibile, se tu potessi scegliere dove vorresti esporre?
L.: Direi che il Guggenheim di NYC potrebbe essere un buon traguardo.
V.: L'ultima domanda d'obbligo progetti per il futuro?
L.: Il mio futuro è produrre opere degne di essere chiamate tali.
L.: Che voto ho preso?
V.: Beh un bell'otto pieno non te lo toglie nessuno.






Leonardo Massi è nato a Montevarchi (AR) nel 1980 dove vive e lavora.

Delle sue opere dice: " Le mie opere sono il risultato rigoroso, quasi maniacal, di un processo compositivo volto a stimolare la razionalità intellettuale dell'osservatore.
La coesistenza tra scrittura e pittura, dove soltanto il nero censura il testo che soggiace, si prefigge di incoraggiare contemporaneamente
pensiero critico e razione emozionale.
I soggetti dipinti, ed i testi utilizzati cono fondi/sfondi, trattano dell'essere umano, delle paure, dei suoin falsi moralismi, della ricerca della verità e di turre quelle componenti che ne hanno determinato e ne determinano il processo evolutivo.






Intro


In questo blog cercherò di dare voce a tutti gli artisti con cui collaboro, con cui vorrei collaborare o che semplicemente amo. Cercherò di raccontarli con le mie parole e con le loro, attraverso interviste o chiacchierate nate da incontri casuali. Molti di loro sono diventati anche grandi amici, con cui sono felice di condividere tante emozioni, gioie, rabbie e pure qualche sconfitta. Un grazie in anticipo a tutti e buon lavoro.


domenica 16 dicembre 2012

Errare Humanum Sud. Volterra.


Errare Humanum Sud 
Marcello Buffa - Cesare Inzerillo - Fabio Sciortino 
dal 27 settembre al 14 ottobre 2012
Sotterranei Palazzo Minucci Solaini
Volterra








Chi sono questi personaggi dallo sguardo assente? Cosa si nasconde dietro queste figure di cera? Chi ha abitato quei luoghi sconosciuti? E soprattutto cosa ci lega a loro?
Sono storie. Storie di uomini e di luoghi. Sono incontri fatti di silenzi, sguardi, rabbie, sfoghi incontenibili, vite non vissute. Sono l’urgenza di comunicare, la prudenza di studiarti prima, la quiete del silenzio.
Come si raccontano le storie? Con quale materia? Quali immagini. E perché?
Nasce da queste domande, piccole ed umanissime, la mostra Errare Humanum Sud. Un viaggio che attraversa e coglie, nel loro contrasto più estremo, tre differenti punti di vista sul mondo, di tre giovani artisti siciliani. Il loro sguardo riflesso nelle loro opere diventa anche quello di tutti noi, che ogni giorno a
qualsiasi latitudine, s’incrocia, senza incontrarsi veramente mai, con quello di altre persone sconosciute.
Così i volti di Marcello Buffa, i corpi di Cesare Inzerillo e i luoghi di Fabio Sciortino, si fanno carico dei nostri sguardi, da quelli più feroci a quelli più sereni, da quelli più cinici a quelli più frivoli, con l’alternanza, resa ancora più evidente dal forte contrasto fra le differenze che intercorrono tra di loro.
I tre artisti si sono appropriati di un personalissimo discorso artistico e lo hanno sviluppato nelle loro opere.
Le tematiche classiche, come il ritratto, il paesaggio e la figura umana vengono plasmate, modellate, sublimate ed attraverso la diversità dei loro linguaggi restituiscono una realtà aggiornata e rivisitata, dove fra i suoi mille inganni si cela anche una sottile, quanto mai sarcastica, ironia. Un’onda continua che, da picchi di leggerezza ed irriverenza, precipita nel silenzio e nella riflessione.
Errare Humanum Sud, nasce da un piccolo cambio linguistico dove la famosa locuzione latina diventa il gioco di parole per ironizzare sulla provenienza dei tre artisti: Marcello Buffa, (Palermo 1969), Cesare Inzerillo (Palermo 1971) e Fabio Sciortino (Monreale 1971), ma soprattutto per raccontare, l’illusione della realtà.
L’illusione fatta di sfumature, di attimi che si concentrano leggeri tra le opere e di parole, con la loro nuvola di significati che le avvolgono. Cadere nell’illusione può capitare a tutti almeno una volta nella vita, perchè l’errore non solo è nell’ordine delle cose, spesso ne è la componente più creativa, e poi del resto si sa: Errare humanum est.
La mostra Errare Humanum Sud, a cura di Valeria Pardini e realizzata con il patrocinio del Comune di Volterrra, è un inedito ed affascinante percorso nella recente stagione creativa di: Marcello Buffa, Cesare Inzerillo e Fabio Sciortino. L’occasione per un breve scorcio sulle nuove tendenze artistiche siciliane.
La Sicilia così lontana geograficamente da Volterra, eppure accomunate da una storia ricca di stratificazioni culturali.
I Sotterranei di Palazzo Minucci Solaini, che ospitano la mostra diventano il punto d’unione tra tradizione e rinnovamento, tra la storia e l’arte contemporanea, in un dialogo mai interrotto.