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domenica 21 aprile 2013

Qui Roma, anzi no. Qui L'Aquila. Scatti di Ivan Bianco


Ciao Valeria,
sono passati  4 anni dal terremoto che ha colpito L’Aquila,  fui tra quelli (molti) che partirono a dare i primi soccorsi, fummo accolti da donne e uomini  che con le lacrime negli occhi e la disperazione nel cuore ci videro come degli eroi, sembravano naufraghi ritrovati in mare dopo  tanto tempo, per quanto piegati nel loro dolore ( i morti furono 309) erano loro a darci la forza per aiutarli attraverso il loro coraggio di ricominciare e l’ostinazione a rialzarsi.
C’era una città da riconsegnare ai loro e ai nostri figli.
Umanità perse, capolavori distrutti, animali morti, panorami svaniti un tempo da ritrovare e uno spazio da ricostruire.

Le prime foto, sono quelle a me più care:
L'Aquila, Palazzo della Prefettura in Piazza della Repubblica, 18 aprile 2009 ore 22:00. Dopo 12 giorni dal Sisma la luce al? interno dell'abitacolo della Fiat Panda ancora non  si è spenta. Una fioca speranza pare ancora rimanere



















sabato 2 febbraio 2013

Filippo Brancoli Pantera.


Ho visto per la prima volta le foto di Filippo, quest'estate esposte in una alla Galleria Numero 38 a Pietrasanta ed è stato amore a prima vista. Dopo essermi immaginata l'autore delle foto dal doppio cognome, un omone grande e grosso e diciamolo pure senza troppi giri di parole, pure avanti con l'età ed un po' puzzone (snob). Mi sono resa conto che non avevo capito nulla. Filippo Brancoli Pantera, è un ragazzo giovane, dinamico e simpaticissimo. Qunado ci siamo conosciuti, non ho potuto non raccontarli che immagine mi ero fatta di lui. Scoppiando entrambi a ridere.


Valeria: Ciao Filippo, iniziamo subito giocando un po', quale fotografo del passato vorresti essere stato?
Filippo: Se la metto sul romantico dico Atget, però mi vien da piangere a pensarci. Se dico Walker Evans invece mi sentirei figo, ma un po' troppo top per i miei canoni. Diciamo allora il mi' nonno che faceva le foto in russia durante la guerra. Non se lo filava nessuno, però vuoi mettere tornare vivo a casa, e anche con le foto fatte.

V: Hai avuto dei maestri?
F: Eh si! E meno male. Abbiamo troppo spesso l'idea-mito da inseguire che ci siamo fatti da soli. Quelli che ci son riusciti davvero, qualora la cosa sia possibile, hanno avuto solo un gran culo. Senza maestri non diventi un maestro, c'è poco da fare. Son tanti i miei, e cambiano spesso. L'unico che non posso non citare per influenza e amicizia reciproca è massimo vitali, ma so che sto facendo torto a molti altri.E pazienza.

V: In questo momento non proprio facilissimo, secondo te dove sta andando la cultura artistica nel nostro paese?
F: fanculo? Non vedo molte altre direzioni onestamente. Faccio finta di darti una risposta diplomatica e positiva? No non mi riesce, confermo la direzione.

V: Le tue foto raccontano luoghi. C'è un posto nel mondo al quale sei particolarmente legato?
F: Si. Quelli della mia infanzia… Madonna come sono retorico… purtroppo sono gli unici ad essere gli unici. Gli altri possono essere sostituiti da posti più fighi, belli, utili, divertenti etc, ma l'Appennino tosco emiliano non lo posso sostituire nemmeno con le dolomiti. Che non vuol dire che vorrei andarci a vivere, ma è lì, tra realtà e ricordo e non si cancella.




V: Il caso ha un ruolo o no nel tuo lavoro?
F: Non troppo, non penso ne abbia anche nella vita. Non credo troppo al caso. Bene o male siamo artefici del nostro destino.

V: Filippo a cosa serve l'arte secondo te?
F: A pensare al mondo reale. Solo se stai sulla luna vedi la terra.
V: La fotografia è...
F: linguaggio, come ogni altro

V: I tuoi scatti raccontano....
F: Storie. storie banali, sono quelle che più mi piacciono perché in mezzo alla banalità puoi cogliere l'eccezionalità delle cose.

V: Ed invece qual'è la fotografia di un altro fotografo che avresti voluto aver fatto tu?
F: non mi capita quasi mai, son troppo personali come gestione e scelta. Se capitasse vuol dire che qualcuno me l'ha rubata…



V: La foto impossibile??
F: Non esiste. Se mi viene in mente vuol dire che è possibile.

V: La mostra perfetta sarebbe...
F: auto installante

V: Progetti futuri?
F: Sviluppare quelli vecchi! molto più difficile che crearne di nuovi.

V: Gioie e dolori di questo lavoro.
F: In italia soprattutto è sempre quella di venir considerato un cazzone che non ha voglia di fare niente. Che è in parte vero, ma se fai un altro lavoro te la giochi con stereotipi a volte "positivi". L'immagine del fotografo (italiano) invece è talmente radicata e sputtanata che spesso non riesci a far cambiare questa idea.

V: Hai mai pensato di trasferirti per lavoro all'estero?
F: Si, già fatto. Lo rifarei anche. Come tornerei ancora in Italia. Non le considero scelte definitive, non ne vedo il motivo, se non a livello di complicazioni tecniche. Se spostarti ti aiuta, ti offre cose positive, ti stimola, perché non dovremmo farlo? Siamo troppo sedentari, un po' di indole, un po' per obbligo. Pensa a quanto costa muoversi in italia, e pensa a Germania, spagna o usa. Solo da noi spostarsi ha costi proibitivi. Certo non aiuta. Se voglio andare a vivere in un'altra città è logico che prima vada in esplorazione, che la frequenti etc. Se spostarsi è difficoltoso si riducono di molto le possibilità che possano nascere nuove cose, e questa cosa sta diventando purtroppo una costante in questi tempi, e in questi spazi. E mi fa girare molto le scatole, perché è un modo di tenere in schiavitù le persone senza che queste se ne rendano nemmeno conto.

V: Ultima cosa, Filippo si può fotografare tutto, o esiste il pudore verso qualcosa o qualcuno.
F: Tutto, sempre. Ci sono limiti personali, di caso in caso. Ma se si può pensare a tutto, si può anche fotografarlo.


Filippo, vive e lavora a Lucca.










martedì 29 gennaio 2013

Qui Roma. Scatti di Ivan Bianco


La rubrica "Qui Roma. Scatti di Ivan Bianco", continua con questo bellissimo reportage che pubblicherò in due parti distinte. Ivan è un fotografo, attento ai particolari, delicato, mai indiscreto. Grande viaggiatore, ci siamo conosciuti all' Havana nel 2003 e da allora non ho mai smesso di scoprire nuove storie con le sue foto.
Potrebbe raccontare molte città e persone provenienti da diverse latitudini. Per adesso ho chiesto a lui di svelarci solo Roma, la sua città, e vi assicuro che ne rimarrete incantati.

Ecco il suo nuovo lavoro.

Ciao Valeria,

Area Ostiense

In quello che era uno dei quartieri industriali di Roma, 
qualunque sia la prospettiva, emerge con i suoi quasi 90 metri di altezza il Gazometro,soprannominato il Colosseo Industriale. Realizzato fra 1934 e il 1936, il Gazometro è alto 89,10 metri, ha un diametro di 63 ed è composto di 1551 pali infissi. 
Con la diffusione del gas metano, l’utilizzo del “gas di città” è via via scomparso e così anche il gaZometro ha perso il suo ruolo. Venne dismesso nel 1965.
Lo spazio attorno viene dominato dallo scheletro di ferro che compone lo skyline del quartiere caratterizzandolo.
Il tempo come i suoi spettatori rimangono sospesi.
Ivan.