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mercoledì 20 marzo 2013

Rendez Vous Tomorrow.



Fondazione Artèvision e Politecnico di Torino presentano

Max Papeschi’s Freak Show


Dal 3 al 15 aprile 2013, Sala delle Colonne, Castello del Valentino, Torino.
A cura di Telemaco Rendine e Caterina Musazzi.
In collaborazione con il Politecnico di Torino.
Inaugurazione: 3 Aprile 2013 ore 19:00

“Il circo è una specie di specchio in cui la cultura si riflette,
condensata e allo stesso tempo trascesa."
Paul Boussiac

Mercoledì 3 aprile 2013, alle ore 19, la Sala delle Colonne del Castello del Valentino di Torino apre le porte al “Max Papeschi’s Freak Show” una mostra antologica dell’artista, che svela la sua produzione degli ultimi quattro anni.

Forte di una carriera come regista teatrale e cinematografico, Papeschi mette in scena un vero e proprio "circo": un provocatorio spettacolo fatto di personaggi irriverenti, alterazioni simboliche e maschere mediatiche. Come artista figurativo il suo approccio con l’Art-World è stato d’immediato successo sia di pubblico che di critica, nazionale e internazionale. Le opere mostrano, attraverso uno stile politically scorrect, diretto e graffiante, una società globalizzata e consumista rivelandone le contraddizioni in maniera ironicamente realistica e scardinando la cultura di massa e le sue icone.

Fino al 15 aprile, in una delle più belle residenze d'epoca di Torino e d'Europa, simbolo di storia e tradizione, si ripercorre l'arte eclettica dell'artista milanese attraverso tutti i suoi momenti tematici e formali più significativi.

"Si alza il sipario su una produzione quadriennale, a partire dai primissimi lavori shock come Topolino Nazista e Ronald McDonald Macellaio passando per la serie di fotografie storiche in bianco e nero, rivisitate dall’artista, e quella dei Life, dove le immagini dei fatti che hanno cambiato il mondo nel secolo passato si susseguono incorniciate nelle copertine dell’autorevole rivista, per arrivare agli ultimissimi lavori, fotocollage in cui l’artista combina il corpo di figure di spicco che governano la Terra con volti di neonati bizzosi. Una provocazione che tende a puntare il dito contro l’ovvia incapacità dei leader mondiali di affrontare le questioni più complesse e vitali del globo, che ogni giorno, tristemente, ci dimostrano.
Con la sua prima mostra in terra polacca e l’enorme manifesto esposto nel centro di Poznan che ostentava una Minnie nuda con alle spalle una svastica, e che rovesciava in modo carnevalesco lo spettacolo dell’orrore diventato prodotto da pay per view, la stampa mondiale diede il via a un vero e proprio dibattito senza vincitori, tra schieramenti contrari e sostenitori accaniti. Ma soprattutto, in quel 2010 Papeschi dissotterrò nelle coscienze un passato indegno di questo nome, poiché troppo vicino e ardente, ed evocò una storia che il boom economico seguente cercò di coprire con l’abbondanza, il consumo, gli happy ending. Il packaging seducente venne piazzato al posto della morale, spazzando via la riflessione critica dalla mente della grande massa, ammaliata da pubblicità, prodotti nuovi e televisione, che soffocarono le domande e la memoria attraverso l’acquisto bulimico. La cultura ha cominciato in quel periodo la sua trasformazione in brand, la dittatura del prodotto ha ridotto il genere umano “senza la voce, oltre che senza gli occhi e senza i gesti”, cioè un popolo morto.
Il colorato circo di Papeschi è un “momento dell’assurdo”, possiede un linguaggio proprio, che sebbene si serva degli elementi della cultura contestuale, non manca di trasformarne il significato, di utilizzarli in modo nuovo, si impone come un sistema di comunicazione e significazione autonomo, utilizzando il suo palco per mettere in scena la realtà attuale: le maschere articolate dall’artista sono l’innaturale specchio della nostra storia, filtrata dalla dittatura delle immagini". (Clarissa Tempestini)

martedì 5 marzo 2013

Rendez Vous Tomorrow


William Marc ZANGHI - STRADE PERDUTE

a cura di Lorenzo Bruni


18 Aprile 2013 - 25 Maggio 2013
Inaugurazione: Giovedì 18 Aprile 2013 - ore 19:00
Sede: RizzutoArte - Via Monte Cuccio 30 - PALERMO
Giorni e orari: da Giovedì al Sabato - dalle ore 15:00 alle 19:00

Sarà inaugurata giovedì 18 aprile ore 19.00, alla Galleria RizzutoArte (Palermo, via Monte Cuccio 30) “Strade perdute” la nuova mostra personale di William Marc Zanghi, artista italo-americano considerato uno degli esponenti più interessanti della pittura contemporanea.
Il progetto, pensato appositamente per la galleria palermitana, comprende nuove grandi tele, un lavoro scultoreo in poliuretano espanso e una serie di paesaggi visti a “volo d'uccello” realizzati per la prima volta su carta. Lavori inediti e sorprendenti che comporranno un progetto innovativo di grande qualità artistica e potenza visiva. La mostra, curata dal critico Lorenzo Bruni, sarà visitabile fino al 25 maggio, da mercoledì a sabato (ore 15.00-19.00).

Il titolo “Strade perdute” è un libero riferimento al film di David Lynch uscito nel 1997 e che anticipava molte tematiche che si sono presentate a livello ontologico successivamente, riguardanti il rapporto tra  identità fisica e identità mentale. L'associazione a questo regista è da attribuire anche alla sua predilezione a narrare gli aspetti surreali presenti nel quotidiano, attitudine che William Marc Zanghi da sempre cerca di far emergere con i suoi paesaggi.

“Strade perdute” rappresenta un momento di svolta nella ricerca artistica di William Marc Zanghi. Puntini di colore che si affastellano o teste mostruose che nascono al posto di fiori sono gli elementi che in questi anni l'artista ha utilizzato per interrompere la trama della figurazione che lui stesso metteva in scena.  Nella nuova produzione l’artista porta alle estreme conseguenze alcuni elementi formali che spiazzavano e disorientavano lo spettatore all'interno dei suoi quadri precedenti, e si interroga esplicitamente sulla origine di tali elementi. I nuovi lavori, infatti, hanno come protagonisti strane creature dalle sembianze umane, bizzarre teste antropomorfe che inspiegabilmente si ritrovano in territori sempre al limite tra terra e acqua. Ciò che emerge con forza è la necessità – dell’artista innanzitutto- di spiegare la natura (organica-inorganica), nonché la provenienza (autoctona-alloctona) di queste teste. In tal senso, allora, questi elementi appaiono - in una più innovativa dimensione tra allegoria e presentazione - come reperti che l’artista ritrova nel territorio della sua stessa pittura e di cui egli vuole chiarire l’origine. Così - come un ricercatore, come un compilatore di mappe – sente l’esigenza di constatare, rilevare, analizzare e presentare questi elementi formali che “emergono” nei suoi lavori e che egli stesso utilizza. 

Nelle nuove tele, le foreste e le case lasciano il posto alla rappresentazione di nuove isole che in questo caso però non evocano un luogo di esilio, ma un luogo di ribollimento di nuove energie. La sfida formale di rappresentare territori d’incontro di terra e acqua, dove mapparne gli elementi stranianti, ha portato poi l'artista ad utilizzare per la prima volta la carta come altro nuovo supporto. Le sculture antropomorfe in poliuretano espanso dai colori improbabili - che nulla hanno a che fare con la tematica del grottesco – affrontano l’idea della auto-ironia che possono avere gli oggetti prodotti/usati dall'uomo e osservati da altri uomini. Questo aspetto è confermato dalla scelta dell'artista di presentarle non come un'installazione o come pittura tridimensionale, ma come reperti o oggetti museali esposti in teche o su piedistalli di metallo che ricordano i display anni sessanta. Così, queste teste che ci guardano o che si fanno guardare con una dimensione indifesa disarmante sollevano la questione in quale contesto collocarle o da quale mondo sono scaturite.

In quest’ottica, la nuova produzione di Zanghi evidenzia una profonda critica alla dimensione pittorica intesa come pura decorazione, e proprio questo approccio concede nuovi significati al suo lavoro. Le opere in mostra alla galleria RizzutoArte, sia per le nuove tematiche che per la varietà di medium pittorici usati permettono, dunque, di ri-leggere tutto il percorso dell'artista e di ri-collocare la sua ricerca artistica nel superamento del dibattito culturale europeo attorno alla polemica del ritorno alla pittura e del suo confronto con il nuovo realismo digitale.

Come scrive nel testo in catalogo il critico Lorenzo Bruni: “Nell’ultima produzione di Zanghi, le “Strade perdute” non sono quelle fisiche o psicologiche del singolo osservatore, ma quelle ignorate a livello allegorico e simbolico dalla dimensione collettiva. Infatti, il dato di fatto che sembra emergere è che oggi la società, che può essere in contatto con tutti e tutto ma presente a niente, si manifesta in una stasi galleggiante e apatica. (…) Le opere di Zanghi puntano a sublimare questo vuoto per mezzo di un pathos ironico con cui solleva, con voce lieve e forse inconsapevole, domande legate a cosa sia un ''oggetto d'arte e il suo ruolo nella nostra società.”



William Marc Zanghi - Strade perdute
a cura di Lorenzo Bruni
Galleria RizzutoArte
Palermo, Via Monte Cuccio 30
Inaugurazione giovedì 18 aprile 2013 – ore 19.00
18 aprile-25 maggio 2013
Visitabile da giovedì a sabato, ore 15.00–19.00
Ingresso libero

Per informazioni:
Eva Oliveri  +39 348.3622577;  evaoliveri@rizzutoarte.com
Tiziana Pantaleo  +39 091 526843 www.rizzutoarte.com
www.facebook.com/RizzutoArte

sabato 2 febbraio 2013

Le "Poderose"


Pochi giorni fa, ho letto un articolo dove il Sig. Guido Guerzoni, ricercatore della Bocconi, ha affermato che in Italia si organizzano circa 11 mila mostre l'anno. UNDICIMILA mostre all'anno per una nazione come l'Italia, può voler dire molte cose: uno che ci sono troppi artisti e di conseguenza troppe mostre, due che ci sono molti appassionati d'arte e che l'arte piace o almeno fa stare bene. Tre: che tra le undicimila ci sono pure un sacco di boiate.
Ora il Sig Guerzoni si ferma lì e non ci dice quanti visitatori abbiamo le undicimila mostre....
Io non so quante saranno quest'anno quali saranno gli artisti che esporanno, ma alcune di quelle io chiamo le “Poderose” sono state confermate. Io ve le metto lì. Poi fatemi sapere.


ROMA: Partiamo dalla Capitale, che di solito di Poderose ne sforna due o tre l'anno. Il 23 gennaio inaugura al MAXXi, in attesa del nuovo direttore, una mostra dedicata ad Alighiero Boetti, mostra che fa seguito alla grande retrospettiva che si è tenuta l'anno passato al Reina Sofia di Madrid. Alighiero Boetti a Roma, curata da Luigia Lonardelli, si focalizza sul rapporto tra l'artista e la capitale, proponendo circa una trentina di opere, inedite o raramente esposte, che raccontano l'influenza che l'ambiente romano degli anni Settanta ha avuto sull'artista ed i contatti che ha stretto con altri artisti come Luigi Ontani o Clemente. Probabilità che io ci vada: 7. Boetti è sempre Boetti. .
Il 1 Marzo ecco la grande mostra delle Scuderie del Quirinale, “Tiziano” a cura di Giovanni C.F. Villa dove saranno riuniti ed esposti capolavori del maestro del cinquecento provenienti da diverse parti d'Italia tra cui: la Flora dagli Uffizi, la Pala Gozzi da Ancona, la Danae da Capodimonte, il Concerto e La bella da Palazzo Pitti. Un'occasione per per rivederle tutte. Da vedere.
Al Vittoriano, invece prevista a metà primavera “ Picasso, Braque, Léger e il linguaggio internazionale del cubismo”


RAVENNA: Che la follia nell'arte sia di casa ormai è cosa risaputa. Ma se non siete ancora convinti un'altra mostra sul binomio arte e follia inaugura il 17 Febbraio al Museo d'Arte della città di Ravenna
Bordeline Artisti tra normalità e follia. Da Bosch all'Art Brut da Ligabue a Basquiat.
La mostra è curata da Claudio Spadoni direttore scientifico del museo, da Giorgio Bedoni, psichiatra e psicoterapeuta, docente all'Accademia di Brera e da Gabriele Mazzotta.
La mostra mira a superare i confini che hanno diviso gli artisti “ufficiali” dagli emarginati...
Ma ce n'era bisogno? Il tema sembra scontato, i nomi in mostra però no. Merita. Non lo so. Non vi prometto che ci vada.

VERONA: Da Botticelli a Matisse. Volti e Figure. Allestita nel Palazzo del Gran Guardia, che da solo merita la visita, dal 2 febbraio al 1 aprile si terrà una grande mostra, curata da Marco Goldin che dopo aver la proposta nella basilica palladiana a Vicenza, (con oltre 150 mila presenze), la presenta a Verona. Un viaggio attorno al ritratto nella storia dell'arte. Le opere esposte saranno le stesse presenti nella Basilica di Vicenza, con l'aggiunta di un nucleo di opere provenienti dal Muzeul National Brukenthal di Sibiu, Romania. Probabilità di visita alta.

PADOVA: In mostra i capolavori della collezione privata di Pietro Bembo, al Palazzo del Monte dal 2 febbraio al 19 maggio. “Pietro Bembo e l’invenzione del Rinascimento” offre la possibilità di ammirare una ricca ed eclettica collezione, con opere di Raffaello, Giorgione, Tiziano e Bellini, ma anche antichità.
Pietro Bembo, con il proprio gusto estetico riuscì ad influenzare molti altri letterati e appassionati d'arte, tanto che la sua casa di Padova si guadagnò l'appellativo di “ casa delle muse”, diventando così precursore del moderno collezionista d'arte. ( Rimane scarsa la probabilità che io vada)

MILANO: Previste oltre 50 mostre, nel cartellone delle esposizioni del 2103, ancora incertezze su date ma è certa che a Palazzo Reale si terrà: “ Modigliani e gli astisti di Montparnasse: la collezione Jonas Netter”; ovviamente dopo essere presentata a Parigi. Poi dal Witney Museum di New York arriverà una grande mostra dedicata alla pittura espressionista astratta ( da Pollock alla Pop Art). E a fine anno, nel cinquantesimo anniversario della morte, la grande retrospettiva dedicata Piero Manzoni. ( Espressonismo e Piero Manzoni, probabilità alta, molto alta)

FIRENZE: Palazzo Strozzi dal 23 marzo al 18 agosto, la mostra (non proprio innovativa per la città, se mi posso permettere) La Primavera del Rinascimento. La scultura e le arti a Firenze, 1400-1460. Una mostra divisa in dieci sezioni tematiche dove si illustrerà la genesi del mitico Rinascimento. Oltre 140 capolavori, molti dei quali sculture. Farà comunque bene immergersi in una mostra didattica. Boh?
A settembre sempre a Palazzo Strozzi arrivano i russi. Fuochi e ghiaccio. L'avanguardia russa, la Siberia e l'Oriente. Ora, a dircela tutta, il titolo è intrigante forte, le opere non saprei. La mostra viene presetata come una relazione fra l'arte russa e L'oriente, con particolare attenzione agli artisti russi che influenzarono lo sviluppo dell'arte moderna ormai un secolo fa come: Léon Bakst, Alexandre Benois, Pavel Filonov, Natalia Gončarova, Wassily Kandinsky, Michail Larionov e Kazimir Malevič.
Altre sono le mostre in programma per il 2013 a Firenze, si dice circa otto esposizioni temporane, nei musei del Polo Fiorentino, confermata per la prossima primavera” Norma e capriccio. Spagnoli in italia agli esordi della maniera moderna” dal 5 marzo al 26 maggio presso la Galleria degli uffizi, questa ve lo dico subito non ci vado. Non è partito preso, ma sono sicura di non potercela fare. Potrei vivere dentro gli Uffizi e innamorami ogni giorno di qualcosa di nuovo. Ma questa mostra non ci andrò. Magari qualcuno che va a visitarla poi me la racconta.
Ah se poi se non vi fosse chiaro, dove è nato il Rinascimento, dal 21 maggio al 15 settembre nella Galleria Palatina a Palazzo pizzi si terrà “ Il sogno del Rinascimento”.

Non so dirvi ad oggi, quali di queste “Poderose” riuscirò a vedere.Alucne come ho già detto sono sicura di no, anche se sarebbe una buona cosa vederle tutte, lo so... ma i buoni proposti di solito non vanno mai a buon fine.
Comunque qualsiasi di esse, od altre visiterò, non mancherò a scriverne. Voi fatemi sapere le vostre.